E tu, che simbolo saresti?

Ed eccoci qui al primissimo articolo di questa rubrica! 

Prima di cominciare a farvi leggere quello che è emerso durante le interviste, vorrei presentarvi brevemente le donne che mi hanno accompagnata e aiutata in questa avventura. Lo voglio fare perché lo devo prima di tutto a loro: senza queste donne tutto questo non avrebbe senso. Le devo ringraziare per essersi rese disponibili a mettersi in gioco, a riflettere su tematiche complesse, ma allo stesso tempo avvincenti, e ad aver condiviso con me i loro pensieri e punti di vista. Spero, inoltre, che quello spazio che si è creato durante le interviste sia servito loro per scavare dentro di sé e far emergere quella parte di loro che, a volte, fatica ad uscire.

Che dite, diamo inizio a quest’avventura?

Angela: la clessidra e la valigia

La prima donna che vi presento si chiama Angela e con lei abbiamo spaziato su tantissimi argomenti, ma una delle cose che più mi è rimasta impressa è la sua sensibilità per le relazioni. Lei mi ha fatta molto riflettere sulla necessità di tornare a dedicare tempo alle relazioni che abbiamo. Quante volte, oggi, ci giustifichiamo dicendo “non ho tempo”? Io stessa spesso mi ritrovo a dire: “Non ho tempo neanche per respirare”. E invece sarebbe prezioso ricominciare a pensare che il tempo che dedichiamo a noi stess? e alle relazioni con gli altr? sia fondamentale per crescere e rimanere ancorati a ciò che conta davvero. Ecco il perché della clessidra: simbolo del tempo che scorre, la sabbia al suo interno ci mette il tempo che le è designato per passare da una parte all’altra. Come utilizzare quel tempo, è poi una nostra scelta.

“Il tempo è la cosa più importante che abbiamo e dandogli il giusto valore, possiamo cominciare a vivere facendo delle scelte. Il tempo delle relazioni è fondamentale e per me non c’è altro: l’attenzione e la cura delle relazioni, la cura delle persone è una priorità importante”

Di lei mi ha colpita anche la sua costante ricerca di indipendenza e autonomia fin da giovanissima, tanto che in alcuni momenti della sua vita si è ritrovata con la valigia in mano, alla ricerca di un luogo che le permettesse di vivere nuove esperienze, rimanendo fedele a sé stessa.

Anna: le scarpe e la farfalla

Anna è la ragazza più giovane che ho intervistato e me la immagino un po’ come una farfalla, perché pian piano sta cominciando a mettere insieme i primi tasselli, cercando di comprendere che forma, colore, grandezza dare alla propria vita e per poi uscire dal bozzolo come farfalla unica nel suo genere. 

Io credo che la determinazione e il senso critico che ha dimostrato durante l’intervista, sicuramente le permetteranno di raggiungere i suoi obiettivi. Da atleta, d’altronde, la determinazione è fondamentale per arrivare al traguardo. 

Chiara: il bicchiere kawaii e il simbolo femminista

Come si può rappresentare una donna anticonformista? E’ stata un’impresa difficile, ma questo è uno dei tratti fondamentali di Chiara, donna che, crescendo, ha imparato a coltivare questo suo tratto che la rende la donna che è oggi. E’ una donna che ha imparato ad uscire dagli schemi imposti, grazie anche al femminismo.

“Io affermo questa mia diversità, che poi non è così diversa, perché ci sono altre persone così, ma semplicemente non è una cosa di me che bisogna nascondere o di cui bisognerebbe vergognarsi, anzi, mi piace portarla avanti.”

Spesso è difficile vedere gli schemi dentro i quali siamo intrappolat?, soprattutto se sono radicati all’interno della società e della cultura in cui viviamo. Chiara, però, mi ha confermato che il femminismo serve proprio per imparare a riconoscere quegli schemi, anche cadendo dalle nuvole se necessario, e decidere di discostarsene, affinché se ne possano creare di nuovi che valorizzino la diversità di ognun?.

Daniela: la casa e la margherita

Di Daniela mi ha estremamente colpita l’amore e la dedizione per la sua famiglia, che ha cercato di costruire in modo che fosse aperta verso il mondo esterno. Casa sua è sempre aperta a coloro che hanno bisogno di ritrovare uno spazio unico e accogliente, diventando per tutta la famiglia un punto di riferimento.

Una parola che lei ha ripetuto spesso e che mi è rimasta impressa è “banalità”. Spesso durante l’intervista si scusava, perché pensava di fare esempi o di dire cose banali. Questa parola, però, mi ha fatta riflettere molto, perché, a volte, le cose banali, quelle a cui non facciamo più di tanto caso, possono essere le più importanti. A volte, cadere nel banale, può anche aiutarci a comprendere la realtà da più vicino. Forse la banalità è sottovalutata.

Emily: i trucchi e lo smartphone

Con Emily abbiamo parlato tanto delle immagini che vengono veicolate dai social e di quanto possano essere rischiose, se non si hanno dei modelli di riferimento esterni a cui attingere e che ti riportino a creare un contatto con la realtà. Ciò che mi ha colpita è che lei vorrebbe lavorare proprio per cambiare questi schemi, per “combatterli” dall’interno e provare, nel suo piccolo, a cambiare le cose.

“Secondo me, stiamo perdendo la percezione di ciò che è reale e ciò che non è reale, ma in modo molto velato, perché comunque non è che viviamo in una realtà virtuale. I social però ci mettono dei filtri per cui non riusciamo più a distinguere la realtà da ciò che ci viene veicolato.”

Emily ha inoltre una grande passione per il trucco e per la cosmesi: per lei truccarsi è un vero e proprio rituale per prendersi del tempo per sé. Mi ha stupita quando mi ha detto che a volte per questo le dicono di essere una persona superficiale, poiché si interessa molto all’estetica e all’apparenza. Vi dico solo che a me è bastata meno di un’ora di conversazione per scoprire che, come per ognun? di noi, ha tutto un mondo dentro. A volte basta solo essere disposti a vederlo.

Giulia: i libri e una pianta

Giulia è una donna molto estroversa, tanto che è grazie a questo lato del suo carattere che ci siamo conosciute. Io andavo in biblioteca per scrivere la tesi, mentre lei per studiare. Dopo essersi trasferita in Alto Adige dal Sud Italia e aver passato molti anni ai fornelli, ha deciso di far prendere un’altra direzione alla sua vita e iniziare a studiare. Più volte nell’intervista si è definita una donna non di grande cultura, eppure i libri sono diventati un modo per lei di crescere, imparare e definire nuovi sogni e interessi. 

“La personalità si costruisce nel tempo. Io adesso ho 35 anni e mi sento in costruzione e se penso a quando avevo vent’anni, ero una ragazzina, ma pure adesso mi sento una ragazzina su certe questioni.”

Imparare è un modo anche per costruire la propria personalità, per crescere e mettersi sempre in discussione. Forse anche noi, a prescindere dall’età che abbiamo o dalle esperienze che abbiamo vissuto, dovremmo ricordarci che siamo costantemente in costruzione.

Giulia: l’uncinetto e gli organizer

Poi c’è un’altra Giulia, una mia collega di lavoro. Di lei mi ha sempre affascinata la precisione e la cura che mette sia nel lavoro, ma anche nella vita. Lei stessa mi ha detto che ad un certo punto della sua vita si è interessata di arredamento, cercando dei modi per sistemare e organizzare la casa, e questo l’ha aiutata perché l’ordine esterno potesse in qualche modo ordinare anche ciò che aveva dentro. Ogni volta che la vedo al lavoro, non posso fare a meno di immaginare quali pensieri stia sistemando nella sua mente; magari nessuno, magari mille.

“Queste persone hanno quindi influito molto sul mio modo di agire, però ho sempre cercato di farlo adattare alla mia routine. Dovrebbe stare ad ognuno prendere un pezzettino e cercare di farlo suo.”

Giulia, inoltre, è una persona estremamente creativa (andate tutti a seguire la sua pagina Instagram @mammagiuliacrea, fa dei lavori all’uncinetto meravigliosi!) e cerca sempre tantissimi spunti nuovi per le sue creazioni. Fare “copia e incolla” spesso è anche fin troppo semplice, ma lei mi ha dimostrato che tutti gli spunti esterni possono diventare qualcosa di unico e irripetibile.

Maria Pia: il grembiule e la tazzina

Ora vi faccio fare un salto temporale e generazionale presentandovi Maria Pia, aka mia nonna. Quando sono andata a trovare i miei nonni per intervistarla, per pranzo ha preparato uno dei piatti più buoni di cui io abbia ricordi: gli gnocchi. La guardavo mentre li contava buttandoli nell’acqua bollente, affinché tutti avessero una buona porzione sul piatto. Vederla all’opera mi ha riportata indietro di tanti anni, a quando ero bambina e a quelle domeniche in cui tutta la famiglia si ritrovava a pranzo. Lei, sempre con il grembiule addosso, andava avanti e indietro tra la cucina e la sala da pranzo, felice di averci tutti attorno alla stessa tavola.

“Ho capito dopo, quando ho avuto i figli, le difficoltà che deve avere avuto mia mamma, perché stava cambiando tutto e anche ora sta cambiando qualcosa e lei, essendo abituata alla vita che facevano, più semplice ma molto più ricca, anche in termini di rapporti, lei probabilmente aveva tanta paura. Anche io non mi ritrovo tanto in questa epoca, ma allo stesso tempo continuo a pensare che sia meglio stare qua, perché c’è ancora tanto che devo ancora vedere.”

Di lei mi ha sempre affascinata la sua compostezza nel suo modo di fare, fluido e rigido allo stesso tempo. Mia nonna è sempre stata una persona molto semplice, a cui basta ciò che ha. Forse è una delle cose che, in fondo, ha tramandato anche a noi nipoti: ciò che conta – oltre alla salute, quella sempre – è stare bene ed essere felici con le persone che si hanno attorno e con i doni che la vita stessa ci offre.

Samia: un sorriso e un caleidoscopio

Samia è una delle persone più solari che io conosca; ha sempre un sorriso e una parola gentile per tutt?. E’ una ragazza che, nonostante le difficoltà, non si abbatte mai – con tutti gli ups e i downs del caso eh, come tutti gli esseri umani esistenti su questa terra. E’ una persona molto aperta, che sa ascoltare e accogliere le opinioni degli altri e che nell’ascolto non si ferma mai alla superficie. 

Con lei abbiamo parlato molto della sua identità che abbiamo definito “multiforme”, in quanto lei è italiana, con genitori di origine marocchina. In lei, questa “multiformità” che definisce la sua identità è forse più evidente, sia per ragioni di provenienza, ma anche nella ricerca di rappresentanza e rappresentazione, in quanto si trova in un contesto sociale e culturale in cui le donne appartenenti a minoranze etniche non vengono rappresentate molto. Tuttavia, Samia mi ha fatta molto riflettere su quanto ognun? di noi possa trovare pezzi diversi che definiscono la propria identità e che, in fondo, forse siamo tutti un po’ “multiformi”.

Veronica: ago e filo e un vulcano

E infine, ultima, ma solo in ordine alfabetico, Veronica, una donna che mi immagino un po’ come un vulcano, che sprizza energia davvero da tutti i pori. E’ una donna sempre in movimento, in tutti i sensi, e di lei mi ha colpita il suo carattere da “rompere le scatole”, che però credo le abbia dato la forza per affrontare le scelte che ha fatto nella sua vita e che le ha dato la determinazione per inseguire ciò che per lei era importante.

“A me piace proprio tantissimo creare rete, a volte mi sento un po’ una ricamatrice, perché mi piace mettere insieme più donne che io conosco e che, secondo me, poi, conoscendosi, riescono a far fiorire qualcos’altro.”

Un’altro aspetto di lei che mi è piaciuto tantissimo è stato questo suo definirsi “ricamatrice”, in quanto cerca sempre di mettere in relazione persone diverse. Credo che la figura di ricamatrice di relazioni sia davvero stupenda, perché in questa metafora rivedo molto l’essenza stessa delle relazioni: siamo tutti in qualche modo intrecciati gli uni agli altri.

Anche se queste donne non si conoscono tra loro, mi piace pensare di provare a metterle in contatto tramite le parole che leggerete – e leggeranno – nei prossimi articoli. Loro stesse e insieme alle loro testimonianze sono come parte di un grande puzzle, che articolo dopo articolo si formerà. E chissà cosa uscirà una volta completo. 

Anche se questo articolo non ha alcuna domanda di partenza, mi piacerebbe comunque farvene una: ci sono dei simboli, con i quali vi rappresentereste? Quali sono e perché proprio quei simboli?

Ci si legge alla prossima!

Qui trovate il form di Google per rispondere alle domande: https://forms.gle/LTHQf5W3LWNULfZWA

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