Avventura
s. f. [dal fr. aventure, che è il lat. adventura «ciò che accadrà», neutro pl. del part. fut. di advenire «giungere»].
a. Caso inaspettato, avvenimento singolare e straordinario.
b. Impresa rischiosa ma attraente e piena di fascino per ciò che vi è in essa d’ignoto o d’inaspettato.
L’avventura che ha portato a questa rubrica è cominciata circa sei anni fa, in un momento abbastanza complesso della mia vita e che mi ha messa di fronte a una delle questioni che fino a quel momento non avevo mai considerato necessaria da affrontare: imparare a diventare la donna che voglio essere. Mi sono quindi spesso ritrovata a chiedermi: che cosa significa, per me, essere donna? Dove sto io nel mondo odierno, in quanto giovane donna? Dove voglio stare? Cosa sono disposta ad accettare e cosa no? Quali sono le contraddizioni con cui, in quanto donna, devo convivere?
Devo ammettere che per rispondere a queste domande mi sono un pochino intrippata di femminismo, che mi ha dato gli strumenti per comprendere il posto che voglio avere negli ambienti in cui mi trovo. Il femminismo mi ha mostrato cosa le donne sono riuscite a fare negli ultimi 150 anni, affinché noi avessimo le possibilità che abbiamo oggi. La Storia delle Donne mostra la forza, ma anche le contraddizioni che ogni donna porta dentro di sé. Sentire dentro me stessa tutto ciò, è stato per me di fondamentale importanza, perché ho sentito di non essere la sola e l’unica ad essersi posta queste domande. Il femminismo mi ha permesso di capire che tipo di relazioni voglio costruire insieme alle altre persone, relazioni alla pari, in cui potersi riconscere prima di tutto essere umani. Non a caso, il femminismo stesso nasce nella relazione tra donne e sono estremamente convinta che è soprattutto nella relazione, non solo tra donne, che il femminismo può mantenere il suo cuore pulsante.
Tutto questo percorso mi ha inoltre messa di fronte a tutte quelle rappresentazioni che, anche in parte a causa del o grazie al femminismo, sono state costruite intorno al concetto di “donna”. Oggi sono davvero tantissime le immagini che ci vengono veicolate, soprattutto a causa di media sempre più visuali, incentrati sull’esteriorità, ma soprattutto sempre più pervasivi. Tuttavia, credo che dentro ognun? di noi ci siano dei mondi estremamente diversi da tutte quelle rappresentazioni e che non rispecchiano la realtà che vogliono farci vedere. Vi siete mai chieste, quanto del vostro essere femminili sia una proiezione di ciò che i media veicolano? Vi siete mai chieste se l’immagine che avete di voi ne sia influenzata? Quanto invece date ascolto a voi stess? per decidere chi e come volete essere? Quanto siamo in grado di discostarci davvero da queste rappresentazioni e quanto ci distraggono dal nostro vero valore?
E’ da tutte queste domande che nasce questa rubrica. Oltre a intripparmi di femminismo, ho deciso di intervistare 10 donne, perché è sì importante farsi un bagaglio di teoria, ma lo è altrettanto lavorare insieme ad altre persone. Ero curiosa di sapere quanto i media abbiano influenzato la loro vita e quanto il rapporto con la propria soggettività sia importante per loro, oggi che siamo costantemente bombardati da stimoli esterni. In queste interviste ho voluto creare un vero e proprio spazio tra me e queste donne, affinché potessero riflettere su queste tematiche, ma soprattutto per dare loro la possibilità di far emergere la loro parte più profonda, ascoltarle per “vederle”. Queste interviste mi hanno aiutata a usare ciò che avevo imparato sul femminismo dai libri, utilizzando quegli strumenti per trovare un mio modo per trasformare tutte quelle parole in un incontro tra vissuti. In molte spesso mi hanno detto: “Io non sono un’esperta, non so se ho risposto bene alla domanda”. E io sempre a dare la stessa risposta: “Non ci sono risposte giuste o sbagliate, ci sei tu, il tuo vissuto e quello che tu senti. Il resto, lo vediamo insieme.”.
Ecco perché il titolo di questa rubrica: “La mia avventura siete voi” deriva dalla frase di una femminista italiana, Carla Lonzi, scritta nel secondo Manifesto di Rivolta Femminile: “La mia avventura sono io”. Ognun? di noi può essere la propria avventura, questo non lo metto in dubbio, ma sono convinta che vivere un’avventura in relazione abbia molto più valore.
Incontrare queste donne è stato per me un dono enorme, perché ho toccato con mano delle sensibilità e dei vissuti affascinanti, completamente diversi dal mio e di cui sento una grande responsabilità nel raccontarli. Il vissuto di una persona va maneggiato con cura, bisogna saper spegnere ogni tipo di pregiudizio e provare a riportare quella sensibilità che si ha incontrato. Questa sarà una delle imprese più difficili che dovrò affrontare, ma, d’altra parte, quella che ho vissuto è un’avventura che non voglio rimanga solo mia. Credo infatti sia giusto condividerla, per dare la possibilità a tutt? coloro che leggeranno questi articoli di porsi le stesse domande che ho posto a queste donne.
Piccola postilla prima di concludere: come avrete già intuito, in questi articoli utilizzerò la ? per mantenere un linguaggio inclusivo. Probabilmente vi costerà un po’ di fatica all’inizio – tranquill? che anche per me non è stato semplice all’inizio, ma ci si fa l’abitudine -, però spero che non abbandoniate la nave per questo.
Volevo inoltre precisare che le interviste sono state condotte solo su donne per motivi tempistici – raga, dovevo laurearmi -, tuttavia, alla fine di ogni articolo modificherò le domande, cosicché tutt? possiate rispondere o fare qualche riflessione in merito.
Chi vorrà, potrà lasciare un commento direttamente sotto gli articoli, altrimenti alla fine di ogni articolo lascerò un form Google, in cui si potrà rispondere in anonimo.
Vi ringrazio già per condividere questa avventura con me, ci si legge alla prossima!
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